il Tecnico acusticoing. Martino Greco
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Lezioni di teoria sull'acustica

Il rumore

Per “rumore” si intende qualsiasi fenomeno acustico (suono) che non contenga informazioni utili per l’ascoltatore e quindi interferisca con la sua attività o con i suoi interessi. Pertanto un dolcissimo brano musicale non viene soggettivamente percepito come rumore se l'uditore sceglie di ascoltarlo; è considerato invece un rumore per chi altresì intende studiare o fare altre attività per le quali la musica possa impedire la corretta concentrazione. Dal punto di vista fisico il rumore è la sovrapposizione degli effetti di svariate onde sonore che si propagano in un mezzo elastico come l’aria. Infatti il rumore è un segnale sonoro reale cosa che di certo non può dirsi per una singola onda sonora la quale viene più propriamente definita come un tono puro. Dunque il rumore è la sovrapposizione di svariati toni puri che in un determinato momento attraversano l'aria in prossimità dell'ascoltatore.
Una singola onda sonora è una perturbazione che si propaga in un mezzo elastico (parleremo quasi sempre dell'aria per semplicità) provocando una variazione locale di pressione e quindi uno spostamento delle particelle d’aria. Per via della variazione di pressione le particelle trasmettono la perturbazione alle particelle adiacenti. La propagazione avviene mediante urti casuali tra particelle adiacenti, quindi non c'è alcun spostamento di materia ma solo un trasferimento della quantità di moto. Nell'immagine seguente sono schematicamente rappresentate le particelle di aria sottoposte ad un'onda sonora che per semplificazione si muove solo lungo una direzione spaziale (propagazione d'onda piana). Si nota come in alcuni punti le particelle si ritrovino più vicine tra di loro; queste zone sono dette zone di compressione e sono caratterizzate da un piccolissimo aumento della pressione rispetto alla pressione atmosferica. Si notano anche punti dove le particelle si ritrovano più distanti fra loro; queste sono dette zone di rarefazione e sono caratterizzate da una piccola diminuzione della pressione rispetto a quella atmosferica. Già da questa immagine e dai pochi concetti sin qui espressi è possibile intravedere il ripetersi regolare della distanza tra zone di compressesione (o di rarefazione). Se l'onda sonora influente sulla porzione di spazio visualizzata fosse una e sola si potrebbe dire che la distanza tra le zone di uguale pressione non sia altro che la lunghezza d'onda di cui però parleremo meglio più avanti.

Ma soffermiamo lo sguardo su una singola particella di aria. Essa viene urtata dalle particelle adiacenti ma ritorna sempre nella sua posizione di equilibrio. Scarica l'urto ricevuto sulle particelle ad essa adiacenti e ritorna nella sua posizione. La pressione in quel punto aumenta e diminuisce oscillando sempre attorno alla pressione atmosferica. Lo stesso accade alla velocità della singola particella: aumenta e diminuisce attorno al valore zero. Nell'immagine seguente si nota come le particelle rosse si muovano nel fluido intorno alla loro posizione di equilibrio mentre nel fluido si creano zone di compressione e di rarefazione. La compressione si trasferisce agli strati adiacenti del mezzo per cui si ha la percezione visiva che tali zone si muovano; in realtà le particelle mantengono la loro posizione nel fluido, mentre sono i fronti d'onda a muoversi. Anche in questa immagine si intuisce l'entità della lunghezza d'onda.

Pertanto un dolcissimo brano musicale non viene soggettivamente percepito come rumore se l'uditore sceglie di ascoltarlo; è considerato invece un rumore per chi altresì



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